Il mio fegato distrutto da quello che mi va

Lighea – Rivoglio la mia vita (1995)

La sua carriera inizia nel 1989, quando partecipa (col suo vero nome Tania Montelpare) al Festival di Castrocaro col brano Non c’è più verità. Vi si ripresenta quattro anni dopo con il brano Siamo noi quelli sbagliati aggiudicandosi la vittoria e guadagnandosi così il diritto a partecipare a Sanremo Giovani 1993. Tramite quest’ultima manifestazione acquisisce il diritto di accedere al Festival di Sanremo 1994, nella sezione “Nuove proposte”, aggiudicandosi il 6º posto con Possiamo realizzare i nostri sogni. Nello stesso anno viene pubblicato il suo primo album Non siamo eroi (il titolo è un verso di Siamo noi quelli sbagliati). Nel 1995 ritorna al Festival con Rivoglio la mia vita, brano con il quale guadagna l’ammissione alla sezione “Campioni”, classificandosi al 7º posto nella finale del sabato sera. Esce il suo secondo disco, Lighea. Nel 1996, dopo l’uscita del terzo album Impara a dire no, duetta con Fausto Leali nella sigla del telefilm Dio vede e provvede. Poi si perde.

Lighea è il secondo album dell’omonima cantautrice Lighea, pubblicato nel 1995. La produzione è curata da Nazzareno Nazziconi. Il singolo Rivoglio la mia vita oltre che partecipare a SanRemo ebbe un ottimo riscontro discografico. Secondo estratto Le cose che non riusciamo a terminare mai, brano presentato al Festivalbar 1995 e con il quale raggiungerà la top 40 degli album più venduti in Italia.

La canzone parla di quello che succede subito dopo la fine di una convivenza. Mentre la sofferenza per la fine di quell’amore è ancora viva e la rabbia per le inevitabili rivendicazione è alle stelle; ecco che il cambiamento di tutte quelle abitudini che si avevano quando si viveva in due. “Io rivoglio la mia vita, la televisione accesa, brividi di notte fonda e di caffè“. “Io rivoglio la mia vita, il disordine e il caos. Voglio stare ferma e non volare più“. E’ pronta a prendersi anche tutti gli insulti che le arriveranno da lui, ma è pronta ad andare avanti “Un accidenti che mi prende; che mi prenda se lo vuoi, Io rivoglio la mia vita e sono fatti miei“. “Tutte le tue sicurezze mettitele dove vuoi, lasciami le mie carezze, le mie insicurezze“. “Non le voglio le tue dita, le tue verità“. Poi descrive la sua vita attuale, che non ha alcuna intenzione di cambiare “Io voglio le mie scarpe abbandonate sul sofà, il mio fegato distrutto da quello che mi va“. Fino ad arrivare ai suoi insulti a lui “Porta via il tuo cuore, il nostro futuro prima che lo schiacci li in fondo a quel muro; porta via l’amore e dammi qualcosa di più“. Questa rabbia, però fa vedere che per lei la storia non è davvero finita o forse si. “Io rivoglio la mia vita, la rivoglio adesso che la regalerò a qualcuno come piace a me“. E il caos continua …