Un’inutile preda

Carmen Consoli – Venere (1997)

Nel 1995 partecipa a Sanremo giovani con la canzone “Quello che sento”, presentata dal concittadino Pippo Baudo. Si era già iscritta all’università in Lingue e aveva preparato 3 esami, ma nel 1996 arriva la chiamata a Sanremo, dove presenta la canzone “Amore di plastica”, scritta con la collaborazione di Mario Venuti, e lascia perdere gli studi. Francesco Virlinzi, produttore e fondatore della Cyclope Records, dopo l’esordio a Sanremo produce il suo primo cd, uscito nel 1996 e, nello stesso anno realizza i video di “Amore di plastica” e “Lingua a sonagli”. Dopo l’enorme successo Carmen si ripropone a Sanremo nel 1997 con il brano “Confusa e felice”, divenuto ormai un suo cavallo di battaglia e che verrà utilizzato anche come colonna sonora dello spot del profumo RoccoBarocco. Il secondo album solista, uscito sulla scia del grande successo ottenuto dal singolo conferma la salda posizione che Carmen ha raggiunto nei cuori di tanti fan, tanto è vero che si aggiudica il tanto sospirato disco di platino. Un riconoscimento che per un artista italiano è una vera rarità. Nel 1998 è il momento di un duetto con Mario Venuti, ex leader dell’ormai inesistente gruppo dei Denovo. Il titolo è “Mai come ieri”: il lancio del pezzo è accompagnato da un videoclip, cosa anch’essa non così scontata per gli artisti nostrani, che soffrono di cronica carenza di mezzi e risorse. Nello stesso anno vede la luce anche il terzo cd, “Mediamente isterica”, il titolo che le porterà maggior fortuna e che verrà celebrato in un tour lungo tutta l’Italia. Tra il 1998 e il 1999 produce anche tre video dalle canzoni di quest’ultimo album (“Besame Giuda”, 1998; “Eco di sirene”, 1999; “Autunno dolciastro”, 1999). Intanto, dopo le grandi fatiche di quell’anno così intenso, la cantante catanese si prende una pausa di riflessione e diserta le edizioni sanremesi del 1998 e del 1999, tornando però alla ribalta alle soglie del 2000 con “In bianco e nero”, sempre ottimamente piazzato nelle classifiche italiane. Il suo quinto cd “Stato di necessità” ha goduto di un lancio più internazionale, contando anche su una versione pensata apposta per il mercato francese in cui ad esempio si trovano versioni di “Bambina impertinente” (che diventa “Gamine impertinente”), “Parole di burro” (trasformata in “Narcise”), e una cover di Serge Gainsbourg “JE suis venu te dire que je m’en vais”. I lavori successivi sono stati “L’anfiteatro e la bambina impertinente” (2001, dal vivo con orchestra), “L’eccezione” (2002), “Un sorso in più” (2003, dal vivo a MTV Supersonic), “Eva contro Eva” (2006), “L’uomo che ama” – Musiche originali del film (2008), “Elettra” (2009).

Il disco prende il nome dalla canzone Confusa e felice, presentata al Festival di Sanremo 1997 ed eliminata dopo la prima serata. Il brano acquista però subito grande notorietà nelle radio e diventerà poi uno dei cavalli di battaglia dell’intera produzione dell’artista catanese. Come il precedente disco, è prodotto da Francesco Virlinzi e arrangiato da Virlinzi, la stessa Consoli e Luciano Torani. Registrato da Torani al Waterbird Studio di Catania e mixato a Roma, il disco rappresenta il primo grande successo dell’artista, ottenendo il disco di platino per le oltre 130.000 copie vendute e debuttando alla posizione numero 6 nella classifica degli album più venduti. Tra gli altri brani si fanno notare la trascinante Venere, ironico racconto sulla fine di una storia d’amore, la riflessiva La bellezza delle cose, la lunga Fino all’ultimo (una delle canzoni più amate dai fan) e due canzoni di carattere sociale: Per niente stanca, dedicata a un amico morto di AIDS e Un sorso in più, che affronta il tema dell’olocausto. Interessante anche la traccia Bonsai #2, cantata con le parole lette al contrario. Una curiosità: Consoli avrebbe voluto intitolare il brano Diversi con il simbolo matematico “≠”, ma non le è stato concesso dalla casa discografica. L’album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 32.

Una storia finita, ma che ha ancora tempo per il rinfacciarsi ciò che non è andato. “Fortunatamente ho ancora il buon senso di mettermi in discussione. Faccio volentieri a meno dei tuoi manuali sull’autostima. Fortunatamente da giorni è finita la lenta agonia dei tuoi fiori. Sto ancora rimettendo la nostra ultima cena romantica“. “Fortunatamente ho sempre il difetto di prendermi poco sul serio. E faccio volentieri a meno del tuo sesso pratico e del successo“. Insomma, lui ci provava; non si sa se convintamente. Invece lei non ne vuole più sapere. “Triste, annoiata e asciutta sarei la tua venere storpia. Triste, annoiata e asciutta Io sarei un’inutile preda“. E dice a lui che col tempo la ringrazierà per questa decisione. “Vedrai, vedrai che alla fine uno squallido grazie lo avrai, lo avrai. Quel sorriso di circostanza. Vedrai“. E la beffa finale. “Porto ancora addosso il fumo delle tue parole, delle tue parole. L’unica cosa che mi hai lasciato“.