Costi quel che costi: accetto i miei rischi!

Jo Squillo – Voglio un microfono (1993)

Non è ancora maggiorenne quando comincia la sua avventura in campo musicale; l’ambito è quello del genere punk, in voga a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Proprio nel 1980 incide il suo primo 45 giri che contiene le canzoni “Sono cattiva” e “Orrore”. In questo periodo è parte del gruppo femminile “Kandeggina Gang”, formazione nata all’interno del centro sociale Santa Marta di Milano. L’impegno di Jo Squillo in questo periodo assume caratteristiche di forte provocazione: in un concerto del marzo 1980 per lanciare un messaggio anti-maschilista il gruppo lancia dei Tampax macchiati di rosso sul pubblico di Piazza Duomo, a Milano. Pochi mesi dopo, a giugno, Jo Squillo è capolista del Partito Rock, che si presenta alle elezioni comunali. Nel 1981, maggiorenne, passa alla casa discografica indipendente 20th Secret, appena fondata. Con essa pubblica il suo primo disco solista “Girl senza paura”. Il lavoro contiene sedici canzoni di genere punk rock. I contenuti sottolineano il suo talento ribelle e il suo spirito anarchico. Il suo primo successo è “Skizzo skizzo”. Negli anni seguenti Jo Squillo pubblica il singolo “Avventurieri” (1983) e il disco “Bizarre” (1984). L’album contiene una delle sue canzoni più celebri “I Love Muchacha” (scritta in quattro lingue: italiano, francese, spagnolo e tedesco). Il titolo è solo apparentemente un richiamo all’amore saffico, in realtà un gioco di parole che riprende il nome del fidanzato. Dopo aver partecipato nel 1989 a Sanremo Rock, nel 1990 calca per la quinta volta il palco del Festivalbar (con il brano dance “Whole Lotta Love”). Uno dei momenti più alti della carriera musicale di Jo Squillo si presenta nel 1991 quando ottiene un grande successo in coppia con Sabrina Salerno. Le due ragazze portano al Festival di Sanremo il brano “Siamo donne” – scritta da Jo squillo. L’anno seguente, nel 1992, già selezionata per partecipare ancora a Sanremo, viene esclusa all’ultimo momento perché il pezzo “Me gusta il movimento” non è un brano inedito. Esce comunque l’album “Movimenti”, un disco prevalentemente orientato verso sonorità pop e dance. Sempre nel 1992 recita nel film di Pier Francesco Pingitore “Gole ruggenti”, nel quale canta la canzone “Timido”. Jo Squillo debutta come conduttrice televisiva nel 1993 quando presenta diverse trasmissioni: “Il grande gioco dell’oca” su Rai 2, “Caccia al ladro” su Canale 5, “Sanremo Giovani 1993” su Rai 1 e il telegiornale della rete musicale Videomusic. Torna al Festival di Sanremo 1993 con la canzone “Balla italiano”; dopo Sanremo esce l’album omonimo. Sempre in quest’anno lavora per lo storico giornale per ragazzi “L’Intrepido”: rispondere alla posta dei lettori ed è protagonista di una striscia di fumetti intitolati “Le avventure di Jo Squillo”. Negli anni seguenti pubblica solo occasionali CD singoli e qualche raccolta, con una distribuzione molto limitata, concentrandosi prevalentemente sulla carriera televisiva. Nel 1995 conduce “Bit Trip” per la TV svizzera. Nel 1996 conduce per Rai 1 il programma di moda “Kermesse”. Nel 1997 presenta “Una città per cantare” su Rete 4. Nel 1999 presenta per Rete 4 il programma settimanale “TV Moda”, dedicato al mondo delle moda, che segna una svolta nella carriera di Jo Squillo. Da questa esperienza, nasce infatti il canale satellitare tematico omonimo, Class TV Moda, trasmesso su Sky e da lei diretto.

L’album è stato anticipato dalla partecipazione della cantante al Festival di Sanremo 1993, dove ha interpretato l’omonimo brano Balla italiano, pubblicato anche come singolo, venendo tuttavia eliminata dopo la prima esecuzione. Il disco contiene i remix di tre vecchi successi della cantante: AriaSiamo donne e Me gusta il movimento. Il brano rap Voglio un microfono, con cui Jo Squillo ha partecipato al Cantagiro durante l’estate di quell’anno, è stato presentato in varie trasmissioni televisive e utilizzato come sigla dell’omonimo programma radiofonico presentato dalla cantante su Radio Dimensione Suono.

Voglia di parlare al mondo con la propria musica e di far passare il proprio messaggio. Il che vuol dire anche avere cose da dire. “Voglio un microfono e un giradischi per parlare al mondo con i miei dischi“. “Voglio un microfono per dire ciò che penso e un giradischi per suonare ciò che ho dentro; qualche amico, due casse e tutti i miei dischi e poi qualcuno che ascolti e non se ne infischi“. “Noi siamo stanchi di sentire, la politica che cambia, ma poi non cambia mai niente; perchè tutto è vecchio, ma funziona ugualmente. Loro parlano sempre, ma a noi chi ci sente?”. “Costi quel che costi: accetto i miei rischi!“. “Mio fratello grande voleva la rivoluzione; ma non è la rivoluzione la soluzione del problema: adesso lavora in banca, guarda la televisione e dice Si, va bene così. Ma non è vero che va bene così; che conta solo la carriera e tutto finisce lì, che contano solo i soldi e tutto il resto è niente; perchè è proprio per questo che si è mossa la gente“. Fino ad arrivare alla morale del pezzo. “Io sento che noi siamo diversi e che tutti gli ideali non li abbiamo ancora persi; che stiamo aspettando che cosa e chi lo sa, ma intanto un altro giorno è venuto e se ne andrà!“.

Così lenti a strascicar le ali

Roberto Vecchioni – Angeli (1993)

La sua attività nel mondo musicale inizia negli anni ’60, quando comincia a scrivere canzoni per artisti affermati (Vanoni, Zanicchi, Cinquetti, Michele), collaborazioni che riprenderà più tardi anche per Nannini, Oxa, Patty Pravo, Adamo. Nel 1971 si propone per la prima volta come interprete delle sue canzoni e incide il suo primo album “Parabola”che contiene la celeberrima “Luci a San Siro”. Nel 1973 partecipa al Festival di Sanremo con “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”. Nel 1974 vince il premio della critica discografica come miglior disco dell’anno per “Il re non si diverte”. Il successo di pubblico arriva nel 1977 con l’album “Samarcanda” cui fanno seguito più di venti album e altrettante raccolte per una vendita totale che supera otto milioni di copie. Nel 1992 il brano “Voglio una donna (unico inedito del live “Camper”), vince il Festivalbar come canzone più ascoltata dell’anno. Torna poi al genere pop nel 2007 con il bellissimo album “Di rabbia e di stelle”. Nel 2009 passa a un nuovo ambizioso progetto insieme al maestro Beppe D’Onghia, dove propone le sue canzoni riarrangiate per pianoforte e quintetto d’archi. Il cantautore si esibisce anche in versi recitati su musiche di Chajkowskij, Puccini, Rachmaninoff. Da questa esperienza nasce lo splendido album “In Cantus” portato anche questo nei più famosi teatri per oltre due anni. Nel 2011 partecipa e stravince al Festival di Sanremo con la canzone “Chiamami ancora amore” che dà il titolo all’omonimo album. Vince anche il premio “Mia Martini” della critica e quello della sala stampa. Il 29 novembre 2011 esce il doppio album“ “ I colori del buio”. Si tratta della prima antologia ufficiale, capace di rappresentare la sua anima popolare, quella più classica fino ad arrivare al jazz, attraverso i pezzi che hanno saputo conquistare diverse generazioni. A impreziosire il disco anche due splendidi brani inediti: I colori del buio, che da il titolo al lavoro (scritto insieme all’ormai fedele Claudio Guidetti) e Un lungo addio (con testo firmato per la prima volta anche dalla moglie Daria Colombo).

Blumùn è il diciannovesimo album di Roberto Vecchioni, il secondo pubblicato per la EMI, nel 1993. Il disco ha ottenuto un buon successo commerciale, raggiungendo la terza posizione della classifica italiana. Il brano “Paco” è dedicato al cane di Vecchioni, morto dopo aver dato tante soddisfazioni al proprio padrone. Nel brano che dà il titolo all’album recita alcune battute il comico Gene Gnocchi, nel ruolo di Dio.

Gli angeli sono i ragazzi giorni che sono costretti a vivere nella società dell’oggi senza avere più le sicurezze che avevano i loro genitori all’epoca in cui avevano la loro età. “Angeli vi guardo e mi ricordo quand’ero insieme luce e approssimato sgorbio. Angeli veri e angeli di merda tenuti su dal cielo con la corda. Angeli musicanti e soli mandati a scuola per imparare i cori. Carichi di sperma e di segnali ma così lenti a strascicar le ali“. E ancora. “Angeli splendenti e replicanti moltiplicati per il raggio dei loro denti. Angeli d’allevamento nutriti bene per diventare uomini o sirene“. “Angeli incoscienti, lascia che sia, la morte è solo un salto di corsia“. “Angeli che rabbia che mi fate disperato amore, degli anni che non ci capivo niente e che nemmeno mi saltava in mente d’esser uomo“. “Angeli indifesi e generosi, perciò fregati sempre in tutti i casi. Angeli di sera: c’è chi fa le foglie e qualcun altro spara sulla moglie“.

Nella tempesta negli occhi

Paola Turci – Stato di calma appartente (1993)

Esordisce musicalmente nel 1986, quando sale sul palco del “Festival di Sanremo” con la canzone scritta da Mario Castelnuovo “L’uomo di ieri”, che fa parte anche del suo album di debutto, intitolato “Ragazza sola ragazza blu“. Torna all’Ariston anche nel 1987, con “Primo Tango”, l’anno successivo, con “Sarò Bellissima”, e ancora nel 1989, con “Bambini”, grazie al quale arriva in prima posizione nella sezione Emergenti. Dopo aver portato a Sanremo il brano “Ringrazio Dio”, nel 1990, Paola Turci pubblica il disco “Ritorno al presente”, al cui interno c’è anche “Frontiera”, canzone che viene proposta al “Festivalbar”. Successivamente realizza il suo ultimo disco su etichetta It, “Candido”, e vince in squadra con i Tazenda il “Cantagiro”. Poi duetta insieme con Riccardo Cocciante in “E mi arriva il mare”. Nel 1993 partecipa di nuovo a Sanremo, con un brano autobiografico intitolato “Stato di calma apparente”, di cui è anche autrice, che fa parte dell’album edito dalla BMG “Ragazze”. Il 15 agosto del 1993 Paola Turci è vittima di un incidente stradale avvenuto sulla Salerno-Reggio Calabria. Il sinistro le provoca ferite molto gravi, anche in volto, rendendo necessari dodici interventi chirurgici per salvarle l’occhio destro. Le conseguenze le sfigurano parzialmente il volto, a causa dei cento punti di sutura che i medici sono costretti a usare. Ristabilitasi dal terribile evento, Paola riprende i propri impegni professionali, nonostante il trauma interiore per ciò che le è successo, e già a distanza di poche settimane dal ricovero torna a esibirsi in concerto, nascondendo le ferite con i capelli. Pochi mesi più tardi pubblica il singolo “Io e Maria”, scritto per lei da Luca Carboni, in cui racconta una storia d’amore tra due donne. Insieme con altri artisti prende parte a un tributo all’opera di Lucio Battisti con il collettivo “Innocenti evasioni“, registrando la canzone “Ancora tu”.  Nel 1995 Paola Turci pubblica il disco “Una sgommata e via“, che contiene il singolo omonimo, scritto da Vasco Rossi. L’album segna l’inizio del suo sodalizio con Roberto Vasini, e include una cover della canzone di Luigi Tenco “E se ci diranno”. Dopo aver pubblicato “Volo così 1986 – 1996”, antologia celebrativa che include il singolo “Volo così“, canzone portata a Sanremo nel 1996, propone al “Festivalbar” il singolo “La felicità”. Conclude il proprio rapporto con la BMG per firmare con la WEA, per la quale registra “Oltre le nuvole”, disco che include solo cover in italiano di brani inglesi. Tra questi c’è “Sai che è un attimo“, scritta sulle note di “Time for letting go”, di Jude Cole. La canzone supera le 150mila copie vendute e vince il disco di platino. Torna a Sanremo nel 1998 con il brano “Solo come me”. Nel 2000 Paola pubblica un nuovo disco, anche in questo caso di sole cover. Da “Mi basta il paradiso” vengono estratti i singoli “Questione di sguardi”, che riprende “This kiss” di Faith Hill, “Sabbia bagnata” e “Saluto l’inverno”, entrambi scritti insieme con Carmen Consoli. Nel 2002 Paola Turci entra nel circuito delle etichette indipendenti dicendo addio alle major discografiche. Con “Questa parte di mondo” asseconda le sue velleità di cantautrice. Il disco, pubblicato per l’etichetta Nun, include il singolo “Mani giunte”, che ottiene un buon successo nella versione intitolata “Fuck you” duettata con J-Ax e gli Articolo 31 per il loro disco “Domani smetto”. Nel 2004 la cantante romana pubblica “Stato di calma apparente”, antologia registrata in presa diretta con nuovi arrangiamenti dei suoi brani più celebri e che include una cover del pezzo di Chavela Vargas “Paloma Negra”. Nel 2005 è la volta di “Tra i fuochi in mezzo al cielo”, che si avvale della produzione di Carlo Ubaldo Rossi, anticipato dal singolo “Dimentichiamo tutto”. Il disco comprende il brano “Rwanda”, a cui viene assegnato il Premio Amnesty 2006. Nello stesso periodo le canzoni di Paola Turci vengono messe in scena nello spettacolo “Cielo – voce danzante e corpo sonoro” del ballerino Giorgio Rossi. Nel 2007 l’interprete romana prende parte al tour “Di comune accordo”, insieme con Marina Rei e Max Gazzè, suonando la chitarra elettrica e acustica. Nel dicembre dello stesso anno prende parte al “Premio Tenco” esibendosi con “E se ci diranno” e “Quasi settembre”. L’anno successivo con Marina Rei è ospite del “Festival di Sanremo” per esibirsi con Max Gazzè ne “Il solito sesso”. Dopo avere intrapreso un tour con Andrea di Cesare, nel febbraio del 2009 dà alle stampe per Rizzoli “Con te accanto”, romanzo scritto con Eugenia Romanelli. Poche settimane più tardi inizia a condurre la trasmissione di intrattenimento “La mezzanotte di Radio Due”. Successivamente pubblica il disco “Attraversami il cuore”, anticipato dal singolo “La mangiatrice di uomini”, composto da Francesco Bianconi, dei Baustelle. In questo periodo, dopo una vita da atea, si avvicina alla fede religiosa convertendosi al cattolicesimo. Nel 2010 si sposa ad Haiti con Andrea Amato, giornalista di R101. Il matrimonio però dura poco tempo e dopo due anni divorziano. Protagonista del Watoto Festival insieme con Noemi e Fiorella Mannoia, nel 2010 pubblica il disco “Giorni di rose”, che include, tra l’altro, la reinterpretazione del brano di Ivano Fossati “Lunaspina”. L’anno successivo registra “Le storie degli altri”, che conclude la trilogia idealmente iniziata con “Attraversami il cuore”. 

L’album Ragazze uscito dopo la partecipazione della cantante al Festival di Sanremo 1993, dove l’artista romana ha presentato il brano da lei scritto Stato di calma apparente, l’album è il primo della cantante dopo la rescissione del contratto con la precedente etichetta It, con la quale aveva pubblicato i primi quattro album. Nel 1994 è stato ripubblicato con l’aggiunta di due brani, Io e Maria in versione remix e Ancora tu, storico brano di Lucio Battisti, brano quest’ultimo non inedito comunque perché già inserito nel disco Innocenti evasioni 1994, raccolta che vedeva i più popolari artisti italiani reinterpretare le canzoni di Battisti. Ragazze contiene anche un pezzo scritto da Luca Carboni (Io e Maria), uno firmato da Sergio Cammariere (Mentre piove) e brani scritti dalla Turci assieme a Adriano Pennino, tra cui Pedalò, singolo pubblicato nell’estate 1993. La tromba che accompagna l’artista in diversi brani del disco è suonata da Demo Morselli. La foto della copertina è stata scattata da Patrick Nicholas.

E’ appena finita una storia e lei soffre molto. Per giunta viveva con il suo uomo in una città, Bologna che non era la sua. Nel viaggio di ritorno a casa Paola Turci (è una canzone autobiografica) racconta il suo stato d’animo e ricorda tutto quello che è stato; facendo anche accenni a quello che vede nel treno. “Sono sul mio treno, dolce movimento. Il cuore guida la mia mano, scrivo piano riflettendo sul bisogno di cambiare che c’è in me, fuori e dentro me. E ricordo da lontano la solitudine di ieri, un continuo adattamento alle curve, al sentimento; all’universo che non si muove dentro me Fuori e dentro me“. “Sono sul mio treno, ridono mamme coi bambini, affacciate dalle case prima della galleria. E il buio accende ancora fuochid entro me, dalla vita mia“. “È uno stato di calma apparente, è una forma d’amore costante. In questo mare negli occhi tuoi occhi tuoi, nella tempesta negli occhi tuoi occhi tuoi“.

Un nuovo grande amore si. Per me e per te

Paola Turci – Io e Maria (1993)

Esordisce musicalmente nel 1986, quando sale sul palco del “Festival di Sanremo” con la canzone scritta da Mario Castelnuovo “L’uomo di ieri”, che fa parte anche del suo album di debutto, intitolato “Ragazza sola ragazza blu“. Torna all’Ariston anche nel 1987, con “Primo Tango”, l’anno successivo, con “Sarò Bellissima”, e ancora nel 1989, con “Bambini”, grazie al quale arriva in prima posizione nella sezione Emergenti. Dopo aver portato a Sanremo il brano “Ringrazio Dio”, nel 1990, Paola Turci pubblica il disco “Ritorno al presente”, al cui interno c’è anche “Frontiera”, canzone che viene proposta al “Festivalbar”. Successivamente realizza il suo ultimo disco su etichetta It, “Candido”, e vince in squadra con i Tazenda il “Cantagiro”. Poi duetta insieme con Riccardo Cocciante in “E mi arriva il mare”. Nel 1993 partecipa di nuovo a Sanremo, con un brano autobiografico intitolato “Stato di calma apparente”, di cui è anche autrice, che fa parte dell’album edito dalla BMG “Ragazze”. Il 15 agosto del 1993 Paola Turci è vittima di un incidente stradale avvenuto sulla Salerno-Reggio Calabria. Il sinistro le provoca ferite molto gravi, anche in volto, rendendo necessari dodici interventi chirurgici per salvarle l’occhio destro. Le conseguenze le sfigurano parzialmente il volto, a causa dei cento punti di sutura che i medici sono costretti a usare. Ristabilitasi dal terribile evento, Paola riprende i propri impegni professionali, nonostante il trauma interiore per ciò che le è successo, e già a distanza di poche settimane dal ricovero torna a esibirsi in concerto, nascondendo le ferite con i capelli. Pochi mesi più tardi pubblica il singolo “Io e Maria”, scritto per lei da Luca Carboni, in cui racconta una storia d’amore tra due donne. Insieme con altri artisti prende parte a un tributo all’opera di Lucio Battisti con il collettivo “Innocenti evasioni“, registrando la canzone “Ancora tu”.  Nel 1995 Paola Turci pubblica il disco “Una sgommata e via“, che contiene il singolo omonimo, scritto da Vasco Rossi. L’album segna l’inizio del suo sodalizio con Roberto Vasini, e include una cover della canzone di Luigi Tenco “E se ci diranno”. Dopo aver pubblicato “Volo così 1986 – 1996”, antologia celebrativa che include il singolo “Volo così“, canzone portata a Sanremo nel 1996, propone al “Festivalbar” il singolo “La felicità”. Conclude il proprio rapporto con la BMG per firmare con la WEA, per la quale registra “Oltre le nuvole”, disco che include solo cover in italiano di brani inglesi. Tra questi c’è “Sai che è un attimo“, scritta sulle note di “Time for letting go”, di Jude Cole. La canzone supera le 150mila copie vendute e vince il disco di platino. Torna a Sanremo nel 1998 con il brano “Solo come me”. Nel 2000 Paola pubblica un nuovo disco, anche in questo caso di sole cover. Da “Mi basta il paradiso” vengono estratti i singoli “Questione di sguardi”, che riprende “This kiss” di Faith Hill, “Sabbia bagnata” e “Saluto l’inverno”, entrambi scritti insieme con Carmen Consoli. Nel 2002 Paola Turci entra nel circuito delle etichette indipendenti dicendo addio alle major discografiche. Con “Questa parte di mondo” asseconda le sue velleità di cantautrice. Il disco, pubblicato per l’etichetta Nun, include il singolo “Mani giunte”, che ottiene un buon successo nella versione intitolata “Fuck you” duettata con J-Ax e gli Articolo 31 per il loro disco “Domani smetto”. Nel 2004 la cantante romana pubblica “Stato di calma apparente”, antologia registrata in presa diretta con nuovi arrangiamenti dei suoi brani più celebri e che include una cover del pezzo di Chavela Vargas “Paloma Negra”. Nel 2005 è la volta di “Tra i fuochi in mezzo al cielo”, che si avvale della produzione di Carlo Ubaldo Rossi, anticipato dal singolo “Dimentichiamo tutto”. Il disco comprende il brano “Rwanda”, a cui viene assegnato il Premio Amnesty 2006. Nello stesso periodo le canzoni di Paola Turci vengono messe in scena nello spettacolo “Cielo – voce danzante e corpo sonoro” del ballerino Giorgio Rossi. Nel 2007 l’interprete romana prende parte al tour “Di comune accordo”, insieme con Marina Rei e Max Gazzè, suonando la chitarra elettrica e acustica. Nel dicembre dello stesso anno prende parte al “Premio Tenco” esibendosi con “E se ci diranno” e “Quasi settembre”. L’anno successivo con Marina Rei è ospite del “Festival di Sanremo” per esibirsi con Max Gazzè ne “Il solito sesso”. Dopo avere intrapreso un tour con Andrea di Cesare, nel febbraio del 2009 dà alle stampe per Rizzoli “Con te accanto”, romanzo scritto con Eugenia Romanelli. Poche settimane più tardi inizia a condurre la trasmissione di intrattenimento “La mezzanotte di Radio Due”. Successivamente pubblica il disco “Attraversami il cuore”, anticipato dal singolo “La mangiatrice di uomini”, composto da Francesco Bianconi, dei Baustelle. In questo periodo, dopo una vita da atea, si avvicina alla fede religiosa convertendosi al cattolicesimo. Nel 2010 si sposa ad Haiti con Andrea Amato, giornalista di R101. Il matrimonio però dura poco tempo e dopo due anni divorziano. Protagonista del Watoto Festival insieme con Noemi e Fiorella Mannoia, nel 2010 pubblica il disco “Giorni di rose”, che include, tra l’altro, la reinterpretazione del brano di Ivano Fossati “Lunaspina”. L’anno successivo registra “Le storie degli altri”, che conclude la trilogia idealmente iniziata con “Attraversami il cuore”. 

L’album Ragazze uscito dopo la partecipazione della cantante al Festival di Sanremo 1993, dove l’artista romana ha presentato il brano da lei scritto Stato di calma apparente, l’album è il primo della cantante dopo la rescissione del contratto con la precedente etichetta It, con la quale aveva pubblicato i primi quattro album. Nel 1994 è stato ripubblicato con l’aggiunta di due brani, Io e Maria in versione remix e Ancora tu, storico brano di Lucio Battisti, brano quest’ultimo non inedito comunque perché già inserito nel disco Innocenti evasioni 1994, raccolta che vedeva i più popolari artisti italiani reinterpretare le canzoni di Battisti. Ragazze contiene anche un pezzo scritto da Luca Carboni (Io e Maria), uno firmato da Sergio Cammariere (Mentre piove) e brani scritti dalla Turci assieme a Adriano Pennino, tra cui Pedalò, singolo pubblicato nell’estate 1993. La tromba che accompagna l’artista in diversi brani del disco è suonata da Demo Morselli. La foto della copertina è stata scattata da Patrick Nicholas.

Due donne si parlano delle loro disavventure amorose. Entrambe lasciate e in entrambi i casi i loro ex partner hanno ritrovato ritrovato la felicità. “Io e Maria siamo state lasciate e adesso siamo sole. I nostri uomini vivono altre storie, vivono altri amori. Io e Maria dentro al bar a parlare un po’ di noi“. Prevale la voglia di non compiangersi ed andare avanti. “E intanto fuori il sole butta ombre lunghe, lunghe lungo la strada. Maria sospira dai tiriamoci su, non vedi è primavera. Guarda quel vestito lì, costa molto ma mi piace si. Vieni dentro insieme a me, dimmi come mi sta“. Ma loro non sono due semplici amici. Il coinvolgimento è quello di due amanti; due persone che hanno scelto di amarsi e di non far sapere a nessuno il proprio amore. A meno che sia stato proprio questo il motivo della fine dei loro amori. Questo non è dato saperlo. “Ma come sei bella Maria, mentre ti spogli butti via un pò di malinconia. Ma come sei bella Maria, se ti guardo con gli occhi di un uomo sento forte la gelosia. Ma come sei sexy Maria, ti guardo e ho gli occhi del mio uomo che è appena andato via“. Ma forse non si arrendono alla clandestinità e decidono di provarci davvero. “Io e Maria tra l’inverno e l’estate, tra il pianto e il sorriso. Lei si specchia e all’improvviso mi sembra che sia quasi felice. Poi mi guarda e dice no, non devi essere così; un nuovo grande amore si. Per me e per te“.

E sopratutto non parlare di malattia

Joe Cool – Gesù diverso (1993)

I componenti sono: Alex Peroli (basso), Andrea Basile (voce), Fabio Marinello (chitarra), Sandro De Bellis (percussioni), con la collaborazione di Stefano Galli e Marcello Schena alla batteria. Il gruppo ha inciso due album: Panorama (1993) e Punto di Domanda (1996), entrambi prodotti da Gianni Maroccolo e pubblicati dalla Polygram.

Con il loro primo album “Panorama” raggiungono anche il loro apice. Il primo singolo Gesù Diverso, infatti, scala le classifiche delle maggiori radio italiane.

Si parla di omofobia, quando questo termine non esisteva e quando anche la parola gay era desueta. In Italia negli anni ’80 l’omosessualità era legata a doppio filo con l’Aids e nonostante molto prima del 1993 si spiegò scientificamente che non c’è nessun legame tra le due cose nell’immaginario collettivo il non essere eterosessuale voleva dire essere non normale. Questa anormalità poteva essere “curata” perchè si credeva che bastava la volontà della persona che si professava gay per sposarsi con una donna, fare dei figli ecc. Nella canzone ci si rivolge a un’inconsapevole omofoba che cerca di convincere il ragazzo in questione ad essere “normale”; chi gli parla non è il diretto interessato, ma un esterno. “Smettila di dire che è sbagliato, che è diverso e che se non si pente non si salverà e sopratutto non parlare di malattia“. E ancora “Non ti preoccupare per la salute sua, che se gli brucia il petto sa bagnarsela da se e anche se piange tutta notte non te lo dirà, anzi domani ti sorriderà“. L’omofobia e la religione sono sempre andate fortemente a braccetto e l’esterno prova argomentare anche questo aspetto con l’omofobo in questione “Se Gesù dell’universo fosse stato anche un Diverso avresti detto che è malato anche lui?“. E continua “Se te l’ha insegnato Dio non è certo uguale al mio“. Affermando quindi che essere religiosi non vuol dire per forza essere omofobi. Da notare che a quell’epoca nello stesso lessico degli omosessuali l’essere gay per un maschio equivaleva ad essere un pò donna. “Quel ragazzo è solo più sensibile di te, per sentirsi un pò più donna ha chiuso anche con i suoi; col coraggio di leone stà lottando tutte quelle idee meschine della gente come te“.